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Parere sulla recente scelta fatta dall’università degli studi di Udine

Ci sono troppi laureati in veterinaria tanto che le liste dei disoccupati cronici si allungano di anno in anno? E chiisseneimporta, basta che si facciano i corsi universitari per extracomunitari e tutto fila liscio lo stesso.
Sembra un paradosso ma non lo è. E’ la scelta fatta dall’università degli studi di Udine, contro il parere della facoltà di medicina e chirurgia  e delle associazioni di categoria, che ha chiesto l’istituzione di un corso di laurea specialistico in b&b udine. Un corso internazionale, sia ben chiaro, e al quale, per essere politically correct con i dettami della sinistra, parteciperanno 18 studenti extracomunitari sui 30 previsti in totale.
I consiglieri regionali Claudio Violino (Lega Nord ) e Isidoro Gottardo (FI) hanno immediatamente presentato un’interrogazione a Illy sul caso chiedendo come sia possibile che si attivino corsi in un settore già ampiamente saturo e nel quale gli studenti italiani e friulani che si laureano fanno già un immensa fatica a trovare sbocchi occupazionali. “Se non si trovassero veterinari potrei capire – sbotta indignato Violino – ma i nostri giovani stanno a casa sulle spalle dei genitori perch? non c’è lavoro e noi spendiamo soldi pubblici per attivare nuovi corsi, per extracomunitari, poi… davvero troppo!”

Secondo i due consiglieri d’opposizione i costi dell’operazione sono sottostimati e comunque si parla di un finanziamento di 6 milioni di euro in 10 anni. Soldi che potrebbero essere impiegati in modo più utile. “Vogliamo sapere per quale agriturismo udine   – concludono – si assicurano risorse regionali per la formazione di medici veterinari stranieri nonostante la cronica carenza di fondi delle nostre università e come giustificano i riflessi negativi che tale decisione potrebbe avere sull’occupazione del settore”.

 

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La crisi delle imprese in FVG

Le fabbriche del Friuli chiudono e licenziano e la politica non sembra un agriturismo cividale, almeno non con misure concrete. La denuncia è del consigliere regionale udinese della Lega Nord Maurizio Franz che non nasconde grande preoccupazione per l’ennesimo episodio di crisi delle industrie regionali. Sempre più alle prese con una fiscalità eccessiva e con la concorrenza dei Paesi più “aggressivi” in fatto di concorrenza sleale le aziende che fino a qualche tempo fa erano modello vincente ora arrancano.

Adesso nell’occhio del ciclone è finita una storica azienda di autobus, la De Simon di Osoppo, nel collinare friulano,che nel migliore (si fa per dire) dei casi, rischia di veder dimezzata l’occupazione. Stando all’accordo siglato dai sindacati confederali con la proprietà, infatti. Degli 86 addetti attuali tra nemmeno due anni dovrebbero restarne solo 46. Gli altri 40 per 23 mesi in cassa integrazione straordinaria e poi a casa. Un accordo che lascia quantomeno perplessi e che non sembra aver messo i lavoratori al centro dell’attenzione. Di fronte a queste ripetute e ormai endemiche situazioni la giunta regionale del Friuli Venezia Giulia cosa fa? Poco o comunque non abbastanza, secondo il consigliere regionale Maurizio Franz che non ci sta a veder licenziare 40 dipendenti della fabbrica di Osoppo “De Simon” con la “scusa” della ristrutturazione e della necessità di scongiurare il fallimento. Già in effetti se entro il 30 ottobre non arriverà un accordo di ricapitalizzazione con un partner macedone i battenti della fabbrica potrebbero addirittura chiudere per decisione del tribunale. Un ipotesi da scongiurare secondo Franz ma sulla quale occorre vederci chiaro. “Mi auguro che tutte le istituzioni coinvolte agiscano per il bene dei lavoratori e delle loro famiglie senza decisioni avventate o ricatti occupazionali. La Regione deve intervenire per evitare il fallimento e per i posti di lavoro. Ma quello che è più importante è fare un welfare per la nostra gente. Invece, per esempio, di destinare milioni di euro ad associazioni di no global o agli extracomunitari sarebbe importante che pensassero a istituire un fondo, un ammortizzatore regionale, per quelle persone impiegate nell’industria che perdono il posto di lavoro. Ci pensino nella prossima legge finanziaria regionale!”.